29/12/2011

CROCE CRISTIANA SIMBOLO CONTROVERSO

Croce cristiana simbolo controverso
18 dicembre 2011
Alcuni cristiani si sentono a disagio davanti alla croce, la ritengono uno scandalo. Per i musulmani, la croce è addirittura inaccettabile

Le riflessioni del pastore evangelico e professore emerito di scienze delle religioni dell’Università di Zurigo, Georg Schmid.

Molti ritengono che la croce sia un simbolo scandaloso, che non corrisponde ai valori e ai desideri dell’uomo moderno. Lei ritiene che questa analisi sia corretta?
Nell’Europa occidentale, dove c’è un forte razionalismo, l’analisi è certamente corretta. Ma non si applica ad esempio a molti Paesi dell’Asia, dove le croci sono un segno di identificazione, un segno visibile della presenza del cristianesimo.

Perché in Europa c’è questo rifiuto della croce?
Credo che nella nostra cultura la croce sia collegata soprattutto alla colpa e al peccato. Ciò deriva dal fatto che la salvezza è intesa soprattutto come superamento della colpa. Ma non dimentichiamo che questa non è l’unica lettura che il Nuovo Testamento offre della croce: per Gesù il peccato e la remissione del peccato sono solo un aspetto di un processo di salvezza che comprende tutti gli aspetti dell’esistenza umana.

Che cosa intende dire Gesù, quando parla del portare la propria croce?
“Se qualcuno vuol venire con me, prenda la sua croce e mi segua” (Marco 8,34). La frase si trova al termine del breve discorso nel quale Gesù annuncia che andrà a Gerusalemme dove dovrà soffrire e sarà ucciso. Il maestro sottolinea la sua intenzione di rinunciare al potere e all’uso della forza per conquistarlo. Il movimento di Gesù aveva guadagnato consensi, in tutta la Galilea: molta gente seguiva il maestro, succedevano delle guarigioni, c’era una certa euforia, molti pensavano che l’inviato da Dio avrebbe preso Gerusalemme e avrebbe inaugurato una nuova era…

Ma le cose sono andate diversamente. Gesù ha rinunciato volontariamente alla forza e alla violenza?
Chi sconfigge il male con l’uso della forza pensa con ciò di guadagnarsi la salvezza. È un modello che si ritrova in tutte le religioni. Ma purtroppo le battaglie da combattere, e le vittorie da conquistare, non finiscono mai: c’è sempre una nuova battaglia che ci aspetta. Nell’induismo, ad esempio, il dio Vishnu nasce sempre di nuovo e ogni volta tenta di conquistare il mondo, ma viene combattuto e sconfitto e deve perciò ritornare un’altra volta, e poi ancora, e ancora - in un ciclo senza fine.

Ciò che l’umanità vive e sperimenta quotidianamente - il male, le lotte e la sofferenza - è ripreso ed espresso dalle religioni attraverso queste figure. La croce non era però originariamente il segno di una via diversa?
Certo, di una via completamente diversa: io non vinco il male, non lo sconfiggo, bensì lo supero. Io trasformo il nemico in amico. I primi tre Vangeli contengono, in questo senso, delle espressioni straordinarie: “Se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu presentagli anche l’altra”. E il maestro di Nazareth segue questo cammino: una via della conversione che porta alla salvezza.

Si può dire che Gesù, percorrendo questo cammino, abbia coscientemente provocato la propria crocifissione?
Scegliendo di andare a Gerusalemme - e lui sapeva che tipo di avversari lo attendevano là, visto come ha attaccato in modo aggressivo il tempio - Gesù sapeva di imboccare una strada irta di pericoli…

Gesù non poteva contare sul fatto che il suo messaggio sarebbe stato capito…
Infatti, anche tra i suoi amici ha trovato molta incomprensione. Gesù parla della rinuncia alla forza, di una strada completamente diversa da seguire per superare le ombre, l’oscurità e l’odio. La sua è una visione straordinaria, che richiede tuttavia un lungo processo di conversione.

Il fatto che un uomo fosse messo in croce non era una cosa insolita per gli ebrei. All’epoca la croce era lo strumento usato per punire i criminali e i rivoltosi. In che cosa consiste la differenza tra Gesù e gli altri crocifissi?
Nel corso della guerra ebraica, intorno al 70 d.C., quando i romani conquistano Gerusalemme, vengono innalzate intorno alla città innumerevoli croci sulle quali muoiono i combattenti ebrei per la libertà. La punizione per la ribellione era appunto la crocifissione. Gesù però non ha combattuto una battaglia politica, una lotta per la conquista del potere, come hanno fatto invece quei ribelli. Gesù ha lottato senza armi e senza violenza, il suo è stato un tentativo pacifico di presa del potere.

Alla fine però Gesù è stato capito…
Le persone di cui si parla nel Nuovo Testamento lo hanno capito, seppure in modi diversi. Non si può però prendere una singola interpretazione della croce e pensare che quella esaurisca tutto ciò che c’è da dire sull’argomento. Per Paolo, il maestro della legge, ad esempio, la croce ha significato una profonda conversione per quanto riguarda l’osservanza dei precetti della legge. Questo ha aperto a lui, e ad altri ebrei devoti, uno straordinario orizzonte di libertà.

Che cosa può significare, oggi, seguire il cammino della croce?
Lasciarsi attirare da Gesù, e seguirlo. E ciò che sperimentiamo con lui non lo dobbiamo fissare e non lo dobbiamo imporre schematicamente ad altri. Il Regno di Dio che si fa strada in modo pacifico, rinunciando all’uso della forza, libera ogni persona dalla stretta gabbia dei suoi pensieri angusti.

Il cammino della croce non è dunque un percorso doloroso e pesante, bensì la via verso la liberazione?
Sì, la liberazione dagli schemi mentali e dai pregiudizi. Gesù si siede accanto a persone disprezzate, ad agenti delle tasse, a prostitute, a emarginati. Ma la liberazione si applica anche al nostro rapporto con i dogmi e le formule: anche questi possono nascondere dei pregiudizi.

Com’è vista la croce da altre religioni?
Il buddismo ha un pensiero molto radicale. Esso vede nel dolore la struttura di fondo del mondo. Il dolore è causato dall’avidità, dall’odio e dall’accecamento dell’essere umano. Lasciandosi alle spalle l’avidità, è possibile raggiungere la salvezza, ma una salvezza che non è di questo mondo - il Regno di Dio dei cristiani, al contrario, è legato molto fortemente a questo mondo.

I buddisti riescono a capire la croce?
No, il buddismo autentico non può. Secondo la comprensione buddista, se Gesù fosse stato davvero illuminato non avrebbe scelto di percorrere la strada che lo ha portato sulla croce.

E che cosa pensa l’islam della croce?
Secondo la concezione di Mohammed, Dio permette che i profeti soffrano e siano presi in giro, ma non li lascia morire. Il Corano dice che Gesù non è morto sulla croce: un altro ha preso il suo posto ed è morto per lui. Dio non può accettare la croce, dice il Corano: sarebbe una cosa indegna. La via di Mohammed è la via del successo: ci possono essere delle crisi, dei momenti di difficoltà, ma non un evento drammatico come la morte sulla croce.

Il cristianesimo è la religione dell’insuccesso?
Sì, in un certo senso sì. Ma di un insuccesso davvero geniale. Quando impariamo a fare a meno della forza e della violenza, allora si spalancano le porte per altre possibilità. Nel mezzo di una situazione di conflitto, quando non sappiamo più che cosa fare, possiamo chiederci: che cosa avrebbe fatto il nostro maestro? Avrebbe rinunciato al successo, o al prestigio? Si sarebbe ritirato? Nel momento stesso in cui osiamo pensare l’impensabile, possono farsi strada nuove e buone soluzioni. (reformiert, Intervista a cura di Käthi Koenig, trad. it. e adattamento Paolo Tognina)

http://www.voceevangelica.ch/focus/focus.cfm?id=15980

00:39 Scritto da: antiblasfemia in blog life | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: croce, cristiana, simbolo | OKNOtizie |  Facebook

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